Senti come suona bene

Ciao. Tu ce l’hai una parola che ti piace solo per il suono che ha? Lo sto chiedendo un po’ a tutti quelli che “conosco” 🙂

A qualcuno di voi sarà capitato di ricevere questo insidioso DM da parte mia nei giorni scorsi. Nel ringraziarvi per la collaborazione (anche chi non mi ha minimamente cagata prendendomi probabilmente per una stalker che ama fare lunghi giri di parole), forse è venuto il momento di darvi qualche spiegazione. Io sono V76 un’ agente della CIA, dal 1995 sotto copertura, e sto portando avanti un programma di decriptazione di codici segreti dalle parole di uso comune. Se ci avete creduto, smettete subito di leggere e vergognatevi!

Questa mia domanda che ha gettato nella più profonda crisi dall’operaio, allo scrittore, allo speaker radiofonico al libero professionista presso sé stesso, in realtà nasce come semplice curiosità. È una di quelle domande che ci si fa tra amici o familiari in automobile durante un lungo viaggio per passare il tempo, uno di quei giochini tipo chi sa qual è la capitale del Burkina Faso, o chi vede prima una macchina rossa. Giochini che, seppur banali, hanno sempre dei risvolti curiosi.

E devo dire che, soprattutto coloro che mi hanno fornito la spiegazione del perché amano il suono che fa una parola, mi hanno fatto fare dei gran sorrisi.

Mi sono state dette una grande varietà di parole che chissà perché mi aspettavo complicate, magari desuete, piene di gruppi consonantici o buffi dittonghi, ma che invece per la gran parte sono quelle di uso colloquiale. Magari qualcuno mi ha anche preso per il culo eh… ci sta.

Ci sono parole che sono state ripetute, stranamente – ma forse anche no – da più persone tipo ciao, parola così quotidianamente strapronunciata da diventare impercettibile. Dici come fa a piacerti il suono che fa ciao? A me fa venire in mente il motorino. Eppure. Anche lapislazzuli è stato più volte detto e, a parte che mi fa venire in mente i capezzoli, questa è veramente una parole che suona bene! Come squacquerone d’altronde, formaggio romagnolo che però viene usato dal soggetto in questione per indicare amichevolmente la diarrea. Favoloso, vero? Mi hanno detto erbaluce, che sembra un nome così adatto e così bello per una bambina, ma è un vino. Mi hanno detto pofferbacco, ma si trattava di un disegnatore quindi c’era della deformazione professionale. Uno mi ha detto mutando che, sì è vero è il gerundio presente di mutare ma… dai lo so che state sorridendo anche voi. La stessa cosa vi succederà ora con masticassi, ne sono certa! Parole tipo maglioncino e bauletto a me fanno sorridere perché hanno in sé la definizione di una cosa così piccola e graziosa che non ce lo vedi chef Cannavacciuolo a dire maglioncino. Ampolla fa ridere, contestualizzata o meno ampolla fa ridere senza ombra di dubbio, ne converrete. Fondamentalmente invece fa fare ginnastica a labbra e lingua, no? Provate a dirla due o tre volte di seguito.

Ognuno ha una propria pronuncia delle parole, dovuta al posto in cui vive o a caratteristiche personali e questo ne influenza certamente il suono. Mi ha fatto tenerezza ad esempio una ragazza che mi ha detto arrotare “per la grande presenza di R che a me talvolta manca, avendola moscia”.

Ho intavolato anche piacevoli discussioni nel corso del mio innocuo sondaggio, come quella con il signore che ama il suono della parola cameo e che “A dirla tutta – e gliel’ho fatta dire tutta – sono uno scrittore sconosciuto. In realtà scrivo per me. E cerco di utilizzare le parole in base al suono oltre che alla metrica. Per non parlare della punteggiatura, ma questo è un altro argomento”, decisamente un altro argomento.

Insomma sono tutte qua (ne avrò dimenticata di sicuro qualcuna):

E la mia parola che suona bene? Me l’hanno chiesta tre o quattro persone (che saluto!) ma è giunta l’ora di renderla nota. A parte certi nomi di patologie brutte tipo miastenia o di molecole chimiche tipo trinitrotoluene, adoro una parola francese. Si scrive semblable e si pronuncia “samblabl”. Vuol dire simile. La prima volta che la sentii e la vidi pronunciare da mio marito rimasi ipnotizzata per qualche secondo. Ricordo che desiderai di leccargli quel “blabl” sulla bocca, ma non nel senso che pensate voi,  più nel senso dei bambini che fanno le smorfie. Di solito non sono così epidermica per questo genere di cose ma quella parola lì dal significato banale mi fa, musicalmente, questo effetto.